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Salute

Piante ostili

  • lunedì 18 aprile 2011

Come prevenire e curare i disturbi di stagione provocati da piante ed alberi.

Ouello di Costantinopoli è stato un caso unico nella storia: mille anni di domirio incontrastato su un impero vastissimo e multiemico. Dal IV secolo fino alla caduta, avvenuta nel 1453 l'Impero romano d'Oriente è sopravvissuto al gemello d'Occidente, ha retto l'onda d'urto degli Unni, degli Slavi, degli Arabi e degli altri che nei secoli hanno cercato di sfondare il limes.
Eppure la forza militare, la posizione e le risorse non erano neppure lontanamente paragonabili a quelle di Roma. Come è stato possibile? Roma rimase ancorata all'idea di dover debellare il nemico per vincerlo, Bisanzio elaborò una strategia basata sull' "intelligence". L'Impero romano d'Oriente seppe imbrigliare le forze nemiche raccogliendo dettagliati dossier grazie a una rete di 007. Enorme era l'importanza che l'Impero bizantino attribuiva alla conoscenza del nemico, studiato in maniera obiettiva e attenta. Questa è anche una strategia che può es-sere adottata con successo da chi soffre di allergie ai pollini.

"RERUM COGNOSCERE CAUSA"La prevenzione della pollinosi, cioè della rinite della congiuntivite o dell'asma causato da allergia a polline è possibile attraverso una serie di comportamenti che permettono di sottrarsi il più possibile all'esposizione agli allergeni. Occorre innanzitutto che sia individuata la specie o le specie che causano l'allergia, attraverso il Prik test (prova sulla pelle) o il RASI test (prova sul sangue). Gli accorgimenti pratici per sfuggire ai pollini possono essere prese soltanto a partire dalla conoscenza del "nemico": i pollini presenti nell'area geografica in cui si vive, diversi da regione a regione.
Le pollinosi infatti, pur avendo sintomi pressoché identici sono scatenate da pollini anche di specie diversissime, a seconda dell'area climatica. La stagione, il periodo specifico di fioritura, l'orario di maggior disseminazione del polline, il tipo di luoghi in cui facilmente si possono trovare le piante "incriminate" aiutano a tenersi alla larga dalle pericolose particelle che svolazzano nell'aria
L'allergico ben informato può iniziare puntualmente (anche in anticipo sui sintomi), la terapia farmacologica, come prescritta dal medico curante, che provvederà inoltre a modulare l'immunoterapia, se in atto.
La primavera è la stagione più critica per le pollinosi perché fioriscono numerose piante che causano disturbi allergici, ovverosia le piante più allergizzanti. Si vede anche volare nell'aria il laniccio prodotto dai pioppi. Erroneamente è chiamato polline, in realtà è una componente del seme e serve a trasportarlo lontano dall'albero.
Il "batuffolo" svolazzante non è mai causa di allergia anche se quando giunge sulle narici può fare starnutire per azione meccanica. È comunque una indizio visibile all'occhioumano che segnale la contemporanea diffusione nell'atmosfera di molti tipi di polline, costituito in realtà da particelle piccolissime, e quando aflcrgenichc, sempre invisibili all'occhio umano.
In Emilia-Romagna e Toscana le specie maggiormente allergizzani, sono la paritaria e diverse specie di graminacee. In Toscana in modo particolare sono molto diffusi i pollini di olivo.

LA MALA ERBALe graminacee sono in natura la principale componente erbacea di ambienti come praterie, savane, steppe.
Comprendono tutti i cereali coltivati di straordinaria importanza agraria ed economica. Sono tutte piante con spighe, pannocchie, ciuffi o pennacchi e la maggior parte delle erbe (prato a foglia stretta. Da queste piante deriva il norie "febbre da fieno" ad indicare la rinite da polline.Già nei primi anni dell'800 in Inghilterra era descritta dai medici una malattia, chiamata appunto "hay fever", che affliggeva alcune persone nel periodo di taglio delle erbe da essiccare per farne foraggio, appunto il fieno.
La relazione di causalità tra pollini e "hay fever" (febbre indicava in generale un' affezione che insorgeva rapidamente), venne dimostrata dal dottor Charles Blackley nel 1873.
I pollini  che inducono allergia con maggiore frequenza sono quelli delle graminacee selvatiche - gramigna, loglio, erba codolina, chiamata anche "coda di topo" - o coltivate come specie erbacce, mentre le graminacee coltivate per alimentazione umana - frumento, mais ecc. - raramente provocano allergie respiratorie, anche perché queste ultime specie producono molto meno polline.
In pratica a diffondere polline pericoloso sono terreni incolti, margini delle strade, scarpate, ma anche parchi, giardini, campi da calcio ecc. In città laddove i prati siano ben tenuti, l'crnissione di polline è in genere limitata, il taglio periodico dell'erba infatti impedisce alle graminacee di emettere la spiga e quindi di liberare il polline nell'aria. Ben diversa è la situazione nelle aree periferiche ed extraurbane. In campagna rispetto al passato sono aumentate le zone incolte dove le graminacee compiono indisturbate l'intero ciclo riproduttivo perché non ci sono più animali al pascolo.
Nella fascia mediterranea le graminacee pollinano tra Aprile e Giugno
, lo scorso anno il picco di concentrazione atmosferica di questi pollini in Emilia-Romagna ci fu a metà maggio. Spostandosi verso
nord o salendo in montagna la pollinazione ritarda di qualche settimana e nell'area padana è più duratura (trascinandosi lungo l'estate ) rispetto alle aree dal clima mediterraneo. La concentrazione atmosferica dei pollini di graminacee può rimanere elevata fino a un paio di mesi.
Il polline delle graminacee è di dimensioni medio-grandi e pertanto molto raramente causa asma. La immissione in atmosfera è abbondante allorché, nel periodo stagionale di pollinazione, le giornate sono calde e molto soleggiare.

ATTENTI, MURA CADENTILa paretaria è un'erba spontanea dai mille nomi: vetriolo, muraiola o in Emilia-Romagna
"erba di inue'. La si trova in luoghi incolti vicino a ruderi, tra le crepe dei vecchi muri e presso le abitazioni, tra pietra e terra, alle basi dei muri; difficilmente a contatto con asfalto e cemento, più nei vecchi centri storici che nelle nuove aree urbane. Si può incontrare sia in pianura che in collina, ma non oltre i 1000 metri. La pianta, alta 30-70 cm, è costituita da piccoli fusti cilindrici giallo rossastri e da foglioline lanceolate provviste di peli urticanti. In realtà ci sono diverse specie di paritaria: la Parietaria judaica meglio acclimatata alle aree non distanti dal mare e più calde, è più piccola e soprattutto precoce e duratura nella fioritura. La paretaria officinalis è più settentrionale, ha portamento più eretto e dimensioni maggiori.
La pollinazione, in molte regioni, come in Emilia Romagna ha due picchi di concentrazione: uno ad aprile e un secondo in settembre, che corrispondono alle due specie. Più si va a sud più la stagione della paritaria si allunga. Il granulo pollinico, inoltre, riesce a penetrare in profondità nei bronchi perchè è molto piccolo.
La pollinosi da paretaria si differenzia dalle altre pollinosi: perché l'asma bronchiale è molto frequente (07% dei casi), peraltro abbastanza spesso c'è allergia solo alla paretaria (28% di tutti i casi). Asma bronchiale e sensibilizzazione a paritaria sono particolarmente numerosi nei grandi centri urbani. li ritmo circadiano della pollinazione raggiunge il picco nelle ore più calde per diminuire nelle ore notturne, ciò implica un parallelo andamento dei sintomi durante le giornate.
Il polline è liberato nell'atmosfera anche in assenza di vento, grazie ad un curioso meccanismo a catapulta dei filamenti elastici delle antere (gli organi allungati che solitamente espongono il polline al vento). Se questa pianta è presente nel giardino di casa è bene estirparla.

OIL AND GASL'olivo è, più di tutti, l'albero simbolo del paesaggio del mediterraneo e della storia delle sue genti. Conosciuto e coltivato per ricavare dai frutti il pregiatissimo olio fin da epoche antichissime, non ha certo bisogno di presentazioni. Nelle zone in cui l'olivo è ampiamente coltivaco la concentrazione del suo polline nell'aria può aumentare rapidamente nell'arco di pochi giorni.
Oltre che per la produzione diretta di olive, alcune varietà di olivo sono utilizzate come piante impollinatrici (piante produttrici di polline per fecondante certi tipi di olivi) altre sono presenti a scopo ornamentale.
L'incidenza di pollinosi indotta da olivo è in aumento come conseguenza sia di cambiamenti nella pratica agricola, sia di miglioramenti nella diagnosi. Peraltro il polline di olivo è liberato nell'atmosfera per un arco di tempo molto ristretto, limitato in genere a un mese. L'allergia all'olivo può dare sintomi anche solo per 2 settimane, normalmente nel mese di maggio. Una caratteristica dell'olivo è l'alternanza, che i contadini conoscono bene, di un'annata (più raramente un biennio) di alta produzione (di polline e olive) seguita da un'altra di scarsa produttività. Questo fenomeno è causa negli allergici del caratteristico succedersi di primavere con sintomi molto intensi ad altre molto meno problematiche. Il ritmo circadiano dell'olivo, a differenza di altre piante, raggiunge il picco di pollinazione durante le prime ore del mattino. I pazienti allergici all'olivo raramente hanno sintomi asmatici. Frequente e singolare è l'associazione con l'allergia agli Acari della polvere.

VIALE DEL PROGRESSOGli inquinanti ambientali e i cambiamenti climatici stanno modificando il tipo di piante allergizzanti di ogni territorio. I cipressi, benché caratteristica paesaggistica toscana lungo i viali sono diventati negli ultimi 10-15 anni un'importante ed emergente causa di allergia ai pollini in centro Italia.
La maggiore sensibilizzazione al Cipresso è probabilmente dovuta all'impiego crescente di questi alberi per creare barriere al vento e al rumore nelle aree urbane in generale. Secondo alcuni studi il polline del cipresso causa oggi maggior sensibilizzazione per la contemporanea presenza delle particelle incombuste dei motori diesel (DEP), molto incrementate negli ultimi lustri.
La specie "sempervirens", il classico cipresso alto e slanciato, presente in Italia fin dall'antichità, comune nei cimiteri, impollina da inizio febbraio alla fine di marzo. La specie "arizonica", dal colore blu-argenteo utilizzato per farne siepi dà pollinosi invernali a partire da dicembre. Le Cupressacee possono causare anche asma.

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