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Salute

Obesita': un taglio ai chili di troppo

  • lunedì 18 aprile 2011

Solo lo 0,1% di chi è afflitto da obesità si affida al bisturi. Eppure la chirurgia può garantire ottimi risultati. E non solo estetici.

Poco o niente da mangiare: questo è stato per millenni il nostro problema principale. Difficile a credersi, se si pensa che oggi, come evidenziato sul numero di febbraio della rivista Scientific American, il mondo è stretto da una morsa di obesità dilagante. Un'abbondanza alimentare e un marcato comportamento compulsivo che si sono accentuati via via negli ultimi secoli e che si riflettono anche nell'arte.
La Cornell University dello stato di New York ha pubblicato nel 2010 sull'International Journal of Obesity una singolare ricerca in cui ha dimostrato come la rappresentazione più diffusa di un pasto medio, ovvero l'Ultima Cena di Gesù, analizzata in 52 dipinti, da Leonardo a Lorenzetti, da Ghirlandaio a El Greco, si sia profondamente modificata nel tempo: in mille anni le porzioni di cibo raffigurate davanti a Gesù e ai discepoli si sarebbero trasformate in maxi-porzioni arricchendosi del 69%.
Un'osservazione rivelatrice, dal momento che, se circa un terzo degli americani sono sovrappeso e un altro terzo obesi (un salto enorme, se confrontato con il 13% del 1962), anche l'Italia non è da meno. La popolazione obesa nel nostro Paese è ormai pari al 9,9%. E la percentuale, purtroppo, è destinata a salire.

UN GROSSO GRASSO PROBLEMA CHIAMATO OBESITA'Ma che cosa si intende esattamente per obesità? L'Organizzazione Mondiale  della Sanità (OMS), ha fissato di recente nuovi criteri per classificare questa condizione in base al cosiddetto BMI (body mass index o indice di massa corporea), un valore che si ottiene moltiplicando il peso di un soggetto espresso in chilogrammi per il quadrato della sua statura espressa in metri (es.: 57 kg / 1.682 m = 20 BMI).
Si è oggi concordi nel ritenere che l'obesità cominci dopo i 30 BMI. E che vada trattata come una vera e propria patologia. La forte eccedenza di peso è infatti responsabile di malattie quali diabete di tipo 2, eventi cardiovascolari, ictus, tumori, ostcoartriti, ipertensione, ipercolesterolemia, asma e, secondo uno studio appena pubblicato su Brain Research dalla New York University School of Medicine, perfino di un malfunzionamento delle funzioni cognitive che porterebbe a un ulteriore "desiderio" di cibo.
E se le ricerche più recenti scommettono proprio su un recupero delle funzioni cognitive attraverso le stesse tecniche comportamentali che si dimostrano efficaci nel trattamento di autismo, balbuzie e alcolismo, i casi di obesità resistente con BNII 35 e patologie associate sono in genere indirizzati alla chirurgia specializzata. Si tratta di pazienti molto particolari che non sono riusciti a ritrovare il peso corretto con le comuni terapie, inclusa l'introduzione di palloncini intragastrici (bioenterics intragastric balloon o heliosphere bag), per via endoscopica per anticipare il senso di sazietà, e che sono quindi stati orientati alla soluzione chirurgica dagli specialisti consultati in precedenza quali il dietologo, lo psicologo o il fisioterapista.

CHIRURGIA SUPERSIZELa chirurgia dell'obesità o bariatrica è stata spesso stigmatizzata come superflua e pericolosa perché confusa con interventi di chirurgia estetica mirati a risolvere problemi di semplice sovrappeso, quali la liposuzione o l'addominoplastica. In realtà, l'intervento chirurgico sul paziente obeso è unicamente finalizzato a indurre un significativo calo ponderale a scopo curativo e preventivo. Secondo i dati dell'OMS, la chirurgia bariatrica porterebbe infatti non solo a risultati a lungo termine, ma anche a riduzione della comorbilità e miglioramento della qualità di vita. Nello specifico, in termini di mortalità l'intervento.

SOLUZIONI MININVASIVEUn unico taglietto di 20 mm a livello ombelicale in cui inserire una telecamera e due strumenti operatori: la metodica, messa a punto e collaudata in ambito bariatrico dal dottor Roberto Tacchino, responsabile dell'Ambulatorio di Chirurgia dell'Obesità del Policlinico Gemelli di Roma, apre nuove prospettive nella chirurgia laparoscopica permettendo di evitare le otto incisioni addominali spesso necessarie fino a oggi per intervenire su pazienti "oversize". Già utilizzata in altri ambiti, la Sils (Single incision laparoscopic surgery, ossia laparoscopia a singola incisione), descritta anche sulla rivista Obesity Surgery, consente di ridurre il dolore post operatorio ed evitare esiti cicatriziali.
L'intervento sarebbe associato a una riduzione dell'89% del rischio di morte e dell'82% di eventi cardiovascolari. Il lato estetico, che viene di conseguenza migliorato, passa dunque in secondo piano. E la collaborazione con la chirurgia estetica, o meglio ricostruttiva, si pone come ultima fase dell'iter, necessaria ad arginare gli inevitabili cedimenti tissutali post-chirurgici.

INTERVENTI AD PERSONAMAttiva in Italia già negli anni Settanta, la chirurgia bariatrica si è affinata due decenni più tardi con l'introduzione della laparoscopia, meno invasiva rispetto alla chirurgia tradizionale. Le tecniche oggi utilizzate, consolidate nel tempo, sono rigorosamente misurate sul paziente e si suddividono in due tipologie: quella di chirurgia restrittiva, coi-ne il bendaggio gastrico o le resezioni a manicotto (sleeve resection), e quella di chirurgia malassorbitiva, basata sul bypass.
Nel primo caso si mira a ridurre la capacità gastrica anticipando il senso di sazietà, nel secondo caso a ridurre la superficie di assorbimento dell'intestino tenue. Tra gli interventi gastrorestrittivi, il bendaggio gastrico regolabile dà buoni risultati, ha bassa incidenza di complicanze ed è totalmente reversibile. Si effettua posizionando un nastro di silicone biocompatibile, collegato a un piccolo serbatoio, attorno alla parte superiore dello stomaco, che assume così una forma a clessidra avente la parte superiore molto più piccola di quella inferiore e comunicante con essa attraverso un piccolo canale che può essere regolato gonfiando o sgonfiando il serbatoio.
Il bypass gastrico, invece, ha un'azione mista restrittiva e malassorbitiva e consiste nella creazione di una tasca gastrica capace di bypassare parte del percorso che normalmente fa il cibo, diminuendo così anche l'assorbimento dei grassi, ma anche di alcuni nutrienti quali il ferro, che devono poi essere reinte-grati. In alcuni pazienti super obesi, per ottenere una prima riduzione del peso, si propone l'intervento di sola tubulizzazione gastrica o sleeve resection, più semplice e con meno effetti collaterali, per eseguire poi in un secondo tempo la fase malassorbitiva.

ASSIMILARE MENOTra gli interventi malassorbitivi veri e propri, il più praticato è la diversione biliopancreatica che può ridurre il peso del 75-80% ma soprattutto risolvere il diabete di tipo 2 nel 99% dei casi. Consiste in una fase gastrorestrittiva, con resezione parziale dello stomaco, e in una successiva fase "diversiva" bili o-panc rea tica, volta a creare un intestino a forma di Y in cui in un braccio passa il cibo, nell'altro i succhi biliari e pancreatici, limitando così l'assorbimento di cibo al braccio comune, ovvero la parte terminale dell'ileo. Si ottiene quindi un malassorbimento selettivo per i grassi, ma non per gli zuccheri semplici e l'alcol, che dovranno quindi essere fortemente limitati nella dieta del paziente.
Il bypass bilio-intestinale, che non prevede asportazioni, consiste nel praticare una deviazione di gran parte dell'intestino anastomizzando, cioè collegando, 30-35 cm di digiuno con 10-15 cm di ileo, escludendo così la maggior parte dell'intestino dal transito alimentare e quindi dall'assorbimento del cibo, che rimane parzialmente digerito ed eliminato come feci liquide. F una tecnica molto efficace in termini di perdita di peso che può causare però, come la precedente, diarrea persistente e malassorbimento vitaminico. Fondamentali, per ogni intervento dell'obesità, sono dunque i controlli chirurgici bariatrici nei primi due anni post operatori, anche per impostare correttamente un regime dietetico e una calibrata supplementazione vitaminica.

I CANDIDATISono cinque le condizioni necessarie a stabilire l'idoneità a un intervento di chirurgia bariatrici secondo le linee guida internazionali:
• BMI 40 kg/m2 (o BMI >_ 35 kg/m2 in presenza di comorbilità associate)
• Età compresa tra 18 e 60 anni
• Obesità di durata superiore ai 5 anni
• Dimostrato insuccesso di precedenti tentativi di perdere peso o di mantenere la perdita di peso con metodi non chirurgici
• Disponibilità a eseguire periodici controlli clinici e nutrizionali post operatori.

B.M.I. E STATO PONDERALEmeno di 20 = sottopeso
da 20 a 24 = normale
da 25 a 30 = sovrappeso
da 31 a 40 = obeso
oltre 40 = obeso grave

STAGIONE DI SUCCESSOL'obesità non ha cause patologiche. L'unica malattia che può originarla è la sindrome di Prader Willi, una patologia genetica rara caratterizzata dall'alterazione del cromosoma 15. La sindrome si manifesta con disturbi di tipo ormonale, presenti già durante l'infanzia, e porta a un'importante forma di obesità nell'adolescenza. Altre problematiche, come quelle originate dalla tiroide, possono determinare un aumento di peso, ma non obesità. Nella maggioranza dei casi la malattia è legata dunque ad abitudini alimentari scorrette e a carenza di attività fisica.
Nello specifico si possono individuare i seguenti fattori predisponenti:- alimentazione e abitudini errate: una dieta non equilibrata, spuntini tra i pasti principali e poca attività fisica sono i principali responsabili dell'aumento di peso fin dal'infanzia;
- squilibrio energetico: si ingerisce una maggiore quantità di calorie rispetto alle reali esigenze dell'organismo, in rapporto al metabolismo individuale e al livello di esercizio fisico;
- ereditarietà: interviene se altri membri della famiglia sono obesi;
- disturbi del metabolismo: variazioni nel modo in cui il corpo assimila nutrienti dal cibo possono influenzare l'equilibrio energetico e il peso dell'individuo, ma solo nel 3% dei casi;
- fattori psicologici: l'ingestione di cibo per ragioni sociali o emotive.

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