Notti da fiaba
Il racconto fantastico aiuta i più piccoli ad allontanare ansie e paure. Conducendoli a piccoli passi nel mondo dei sogni.
"Se volete figli intelligenti leggete
loro le fiabe. Se volete figli molto
intelligenti leggete loro molte fiabe."
Albert Einstein
Una fiaba e poi a nanna. Cenerentola, Raperonzolo o Pollicino: di qualunque protagonista o vicenda si tratti, le storie di fantasia esercitano sui più piccoli un fascino irresistibile, invitandoli a entrare in un luogo incantato abitato da mostri e draghi, ma anche fate, principi e vecchi saggi, in un avvincente dipanarsi di avventure e colpi di scena. Un intreccio serrato e complesso, che porta a una graduale risoluzione dei conflitti e all'immancabile lieto fine, creando la premessa ideale per abbassare la guardia, ritrovare serenità e abbandonarsi all'abbraccio di Morfeo. Perché le fiabe, in fondo, sono simili ai sogni. Come accade per le immagini oniriche, vi si incontra sempre una parte di sé, con cui fare i conti e poi fare pace. A ogni
bambino, dunque, la sua storia. Che lo aiuti a superare le paure della giornata, lo protegga e lo accompagni per la notte. Perché, come diceva lo psicanalista austriaco Bruno Bettelheim, la fiaba non è altro che un dono d'amore fatto a un bambino. Un dono particolarmente prezioso, se è vero, come ha confermato una ricerca statunitense pubblicata sugli Archives of Disease in Childhood, che ascoltare fiabe fin da piccoli aiuta a sviluppare capacità comunicative e di apprendimento superiori alla media.
C'E' STORIA E STORIA
Favola o fiaba? I termini, talora usati impropriamente, hanno la stessa etimologia (dal latino fabula, sostantivo derivato dal verbo fari, ovvero "parlare") ma corrispondono a due generi letterari diversi. La favola è un breve componimento in prosa o in versi che narra una storia allegorica fortemeríte permeata da una morale percorsa da una vena pessimistica, spesso esplicitata alla fine del racconto, e i cui protagonisti sono animali caratterizzati da linguaggio e comportamenti umani. Dotata di più livelli di significato, la favola non è un testo semplice, dunque in origine non era destinato ai bambini. Tra le favole antiche più note, quelle di Esopo e quelle di Fedro.
In tempi moderni, quelle di Jean de La Fontaine, Lev Tolstoj e, nel secolo scorso, Gianni Rodari. La fiaba è invece una narrazione popolare in prosa più ricca e fantasiosa, priva di intento dichiaratamente pedagogico o didascalico, che racconta alcuni aspetti del reale e ha come protagonista l'uomo, spesso costretto a interagire con creature magiche e soprannaturali come spiriti, streghe, fate, demoni o mostri che l'aiutano o l'ostacolano in vista di una soluzione finale. Per secoli tramandate oralmente, le fiabe si caratterizzano per un linguaggio semplice e dialogico, che meglio si presta alla lettura ad alta voce e al coinvolgimento dei più piccini, anche per la ricorrenza e ripetizione di situazioni, frasi, filastrocche o formule magiche. Tra i più noti autori di raccolte di fiabe classiche che ci sono state tramandate sono da ricordare Charles Perrault, i fratelli Grimm e Hans Christian Andersen. Ad assicurarsi nei secoli un posto di riguardo nel cuore dei bimbi sono state per lo più le atmosfere magiche delle fiabe piuttosto che gli amari ammonimenti delle favole. Quale fiaba leggere di volta in volta, poi, è il piccolo a dirlo. O meglio a rivelarlo. Con la forza emotiva e l'interesse che una data storia evoca in lui in quel momento.
VIAGGIO AL CENTRO DI SE'
Si osserva spesso che certe fiabe sono troppo cruente e forti per un bambino. Il male è tuttavia una componente imprescindibile del racconto. La fiaba inscena infatti un percorso evolutivo che trasmette contenuti veri, vicini alla vita dell'uomo. Le classiche situazioni della narrazione tradizionale in cui l'eroe prova paura, disorientamento o rabbia, in termini psicologici corrispondono esattamente alle sensazioni che il bambino piccolo sperimenta nel suo timore di essere abbandonato, di perdere l'amore dei genitori o di non essere adeguato in alcune circostanze. Eliminando l'immagine del male, si priva dunque la storia del suo significato profondo. Ma quali sono le dinamiche che entrano in gioco nella fiaba? Il meccanismo psicanalitico centrale è che la mente si fa da parte per dare spazio a immagini simboliche che fungono da linguaggio criptato capace di comunicare con l'interiorità di ognuno di noi. Una volta posta la giusta distanza tra il proprio io e le vicende narrate, insomma, è l'inconscio a essere chiamato in causa. Basti pensare alla lotta contro il mostro o la belva feroce, metafora della parte più oscura e misteriosa di sé che l'io cosciente tenta sistematicamente di rimuovere. Una volta iniziata la discesa nel profondo, si apre la possibilità di accettare e riorganizzare sentimenti ed emozioni. Fondamentali, per creare il giusto distaccodalla realtà e fare ingresso in un mondo immaginario in cui tutto è possibile, la presenza della magia e la collocazione della storia in un tempo lontano e in un luogo imprecisato ("C'era una volta in un paese lontano..."). Solo così il bambino ha la possibilità di identificarsi con alcuni personaggi e proiettare su di loro sentimenti forti, talora inaccettabili nella vita vera. Un'ultima considerazione a favore del male:
58 secondo la psicologia, leggere fiabe dove ci sono personaggi cattivi e altri che subiscono un torto aiuta i bambini a sviluppare l'empatia, uno stato d'animo che non è innato ma va coltivato.
TUTTO E' BENE...
Tutto è bene quel che finisce bene. Così ribadiscono puntualmente le fiabe. Perché la trama ricorrente dei racconti è data da un protagonista sfortunato che, attraverso mille peripezie e improvvisi interventi soprannaturali, giunge alla soluzione del problema iniziale. I personaggi e le vicende narrate offrono cioè risposte ai conflitti e mostrano il modo per risolverli. Il messaggio di fondo sembra essere che se ci si impegna davvero, le cose possono andare a finire bene: Pollicino, che con l'astuzia semina le briciole nel bosco per tornare a casa, non è altro che una metafora che insegna che se il bambino si perde nelle tante emozioni che gli attraversano la mente nei diversi momenti della vita, può sempre ritrovare il filo di queste emozioni. È il messaggio pacificatore comune a tutte le fiabe: le difficoltà della vita sono inevitabili, ma con l'ingegno e la buona volontà possono essere superate.
Una conclusione terapeutica, che la sera prelude a un tranquillo abbandono al mondo dei sogni, e che assume maggior efficacia se ribadita dalla voce narrante di una persona cara. Non è un caso che si crei un rapporto privilegiato tra chi legge le fiabe e chi le ascolta. Oltre a essere uno straordinario strumento di crescita, infatti, i racconti fantastici sono un mezzo efficace per costruire una relazione più forte tra genitori e figli ma anche tra nonni e nipoti. E il fatto che il piccolo richieda a una persona di fiducia sempre lo stesso racconto non è un limite. Il bambino ha la necessità di ricavare tutto ciò che può dalla storia che in quel frangente rispecchia un suo conflitto interiore. Una volta acquisiti tutti gli elementi utili a risolverlo, sarà lui stesso a perdere interesse e a incuriosirsi per un'altra fiaba.
NATI PER LEGGERE
È attivo su tutto il territorio nazionale e coinvolge 1.195 comuni italiani e 400 progetti locali: "Nati per leggere", iniziativa promossa dall'alleanza tra bibliotecari, pediatri, educatori, enti pubblici, associazioni culturali e di volontariato, ha come obiettivo quello di promuovere la lettura ad alta voce per i bambini di età compresa tra 6 mesi e 6 anni. A motivare il progetto sono le recenti evidenze scientifiche relative all'importanza del racconto in età prescolare per lo sviluppo di solide capacità relazionali e cognitive. Oltre che per il consolidamento dell'amore per i libri. Il sito internet, www.natiperleggere.it, offre consigli di lettura, segnalazione di eventi e corsi di formazione. Interessanti le linee guida per leggere ai piccoli ascoltatori, così riassumibili:
- fino ai 18 mesi:
• parlare molto al bambino, abituandolo all'ascolto di filastrocche, canzoncine e pinne nanne.
• fare maneggiare i primi libri intorno ai 6 mesi, nominando ripetutamente quanto rappresentato e invitando il piccolo a riconoscere oggetti e animali.
• far ripetere le parole al bambino a modo suo e fargli indicare gli oggetti nominati.
• dopo l'anno di età introdurre libri interattivi che richiedano un'azione per modificare le immagini (linguette da tirare, alette da sollevare...
dopo i 18 mesi:
• preferire testi in rima per facilitare la memorizzazione e far ripetere rumori e suoni descritti.
• leggere lentamente e con chiarezza prevedendo brevi interruzioni per commentare insieme.
• dopo i due anni leggere a due voci inducendo il bambino a finire le frasi, mimare le azioni e fare domande.
• personalizzare i racconti inserendo dettagli legati alla vita quotidiana del piccolo.
• non eliminare le parole difficili ma spiegarle con un sinonimo.
• far girare a piacimento le pagine del libro e lasciare soffermare l'attenzione su ciò che più è gradito.
• fare domande sulla storia letta per sollecitare risposte che implichino collegamenti tra i fatti e i personaggi.






